Walter Massa “Abrogare i decreti sicurezza, reintrodurre lo SPRAR, sì allo ius culturae”

Walter Massa “Abrogare i decreti sicurezza, reintrodurre lo SPRAR, sì allo ius culturae”
20 Gennaio 2020 GENOVASOLIDALE - Web
Credo sia doveroso ribadirlo in premessa: l’accoglienza di persone che fuggono dalla propria terra, per guerre, carestie, dittature o per l’impossibilità di vivere a causa della povertà sempre più estrema, non può continuare ad essere gestita in questo modo. E non può ridurre migliaia di volontari e operatori sociali alla stregua di piccoli albergatori o camerieri. L’accoglienza delle persone che fuggono è un mestiere che necessita di competenze e merita dignità, quella stessa dignità che dobbiamo riconoscere, appunto, al nobilissimo mestiere dell’albergatore. Il tempo passa, i governi cambiano ma il Paese è ancora fermo al 2018/2019. Se da una parte il Presidente del Consiglio è lo stesso, non sono le stesse le formazioni politiche che lo sostengono. O meglio una si, altre no. E non basta più il sollievo di sapere che al Ministero dell’Interno finalmente c’è una persona consapevole del proprio ruolo istituzionale; una donna delle Istituzioni che ha ridato dignità ad un Ministero troppo importante per essere gestito come una clava verso una parte della cittadinanza. Non basta più però, se agli annunci non seguono fatti e non segue una visione di Paese diversa e alternativa a quella precedente che ha avuto il demerito di ricondurci sul baratro, sociale ed economico. Una visione alternativa che, ad esempio, riconduca le questioni migratorie al posto che meritano essendo realisticamente una questione non così difficile e complessa come altre che ci attanagliano. Pensiamo al lavoro, alla tutela del territorio troppo fragile al futuro industriale solo per citare i più evidenti. L’immigrazione non è un problema e i decreti sicurezza non sono serviti a nulla Se non a creare ulteriori difficoltà, disagio sociale e, non ultimo, migliaia di licenziamenti.
Se non verranno abrogati al più presto, oltre 15 mila lavoratori dell’accoglienza, professionisti, donne e uomini che hanno investito in questo settore di lavoro si troveranno a casa. Così come decine di migliaia di persone in protezione rischiano di venire sbattute in strada perchè il permesso che valeva fino al 5 ottobre 2018 è diventato carta straccia per una scelta di propaganda politica. Inutile. I decreti sicurezza vanno abrogati se si vuole dare un segnale diverso al Paese; va reintrodotto lo SPRAR, il sistema di protezione organizzato e gestito dagli Enti Locali in collaborazione con le organizzazioni di terzo settore. Va chiuso il sistema dei Centri di Accoglienza Straordinaria gestiti dalle Prefetture. Vanno reintrodotti i permessi umanitari che si chiamano così non casualmente. E, infine, va completamente rivista la normativa sull’immigrazione ferma al 2002 e tutt’ora vittima della famigerata legge 189 “Bossi Fini”. E’ bene ricordare, infatti, come, nel nostro Paese, dal 2002 in poi entrare regolarmente nel nostro Paese sia diventato via via sempre più difficile a causa del legame indissolubile tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro e dalla fine del 2011, sostanzialmente impossibile, a causa della non emanazione del decreto flussi annuale per lavoro subordinato. In Italia dunque, per volontà di due governi di centrodestra arrivare in Italia regolarmente, con una nave o un aereo, non è più possibile con buona pace di tutti. L’unico modo per provare a regolarizzarsi è, appunto, provare a passare per le procedure d’asilo, sancite e tutelate dall’Articolo 10 della nostra Costituzione e che, i due decreti sicurezza del Governo Conte 1, hanno provato a far saltare. Basti pensare, a conferma di quanto scritto, che dei circa 8000 migranti arrivati in Italia in tutto il 2019, la prima nazionalità sbarcata sulle nostre coste è quella tunisina. Qualcuno si domanderà come sia possibile dato che nel porto della città di Genova, una nave fa avanti e indietro almeno due volte alla settimana proprio dalla Tunisia; una domanda lecita che nell’impossibilità di un ingresso regolare per legge trova la risposta. In barba “alla lotta alla clandestinità” e “alla lotta ai trafficanti” che in realtà, come si è potuto ben vedere con l’inchiesta del bravo e coraggioso giornalista dell’Avvenire, Nello Scavo, i peggiori trafficanti che operano nel Mediterraneo fanno in realtà comodo ai Governi europei, italiano compreso. E allora, le grandi speranze per un cambio di rotta prima di tutto nel rispetto della nostra Costituzione e dei più importanti trattati internazionali, stanno tutte qui e renderebbero credibile l’azione di questo “nuovo” esecutivo. Un primo impegno per intervenire nella gestione dei flussi dei richiedenti asilo e per fare in modo che il sistema di accoglienza torni ad essere anche un investimento dello Stato verso le persone che accogliamo e verso le comunità territoriali che accolgono.
Ma non solo questo.
Vi è un tema ancora più importante e che nulla ha a che fare con i flussi migratori ma ha a che fare con il nostro futuro: la questione del riconoscimento della cittadinanza italiana dei bambini e dei ragazzi nati in Italia da cittadini immigrati. Il cosiddetto Ius Culturae. Una riforma necessaria, di buon senso e utile a costruire quell’idea di comunità che da troppo tempo fatichiamo a trovare nel nostro Paese. Sia chiaro: non è la proposta migliore o quella auspicata da molti. In ogni caso, pur con molti limiti, occorre procedere nella direzione proposta da un largo fronte di organizzazioni sociali che, da anni, chiedono a gran voce un passo avanti poiché, è francamente inaccettabile, che per opportunismo e ambiguità politiche si continui a negare un diritto sacrosanto a quasi un milione di giovani italiani, nati e cresciuti in Italia. Cittadini solo per doveri ma che non possono godere dei diritti pieni dei loro coetanei, con cui vanno a scuola, imparano un mestiere, studiano all’università.
Una brutalità di Stato degna delle peggiori leggi razziali dello scorso ‘900.
E la domanda sorge spontanea allora: si può fare politica in questo modo, costringendo migliaia di ragazze e ragazzi, di cittadine e cittadini a restare sospesi in una condizione di vita complicata e a cui si negano opportunità? Proprio nel momento in cui, peraltro, le giovani generazioni, unite e senza distinzioni, riempiono le piazze per il futuro del pianeta e per rivendicare società più aperte, accoglienti e solidali?
Già più volte in passato questa bozza di riforma è stata fermata nascondendosi dietro la scusa di evitare il rischio di favorire le destre o perché “incomprensibile per l’opinione pubblica”. In realtà a volerci guardare fino in fondo è stata solo l’ennesima occasione per non far primeggiare i valori di fronte al tatticismo politico e/o parlamentare.
Sta a noi decidere se dare un futuro a queste ragazze e ragazzi già italiani e, al tempo stesso, l’occasione di un riscatto alle decine di migliaia di cittadini italiani “sequestrati” dalla destra più becera dell’intero continente. Su queste basi occorre, dunque, ricostruire una credibilità della politica e, mi permetto, una credibilità della cosiddetta società civile.
Occorre agire subito. Mobilitiamoci.
Walter Massa
Associazione ARCI Aps
Responsabile Nazionale accoglienza richiedenti asilo e rifugiati
Coordinatore Regionale Arci Liguria