Una foto straordinaria

Una foto straordinaria
22 Aprile 2020 GENOVASOLIDALE - Web

Nella foto: da destra Villa, Sandro, Bill, Muschen. Sembrano quattro giovani che giocano alla guerra. È una foto eccezionale: non è stata scattata dopo il 25 aprile ma nel gennaio del 1945. Un mese dopo, Villa verrà torturato e ucciso dai fascisti, Sandro e Bill sarebbero sfuggiti miracolosamente alla cattura.

Alla fine del gennaio 1945 i fascisti organizzano una vasta retata per sopprimere le bande partigiane. Il distaccamento F. Agnese si divide per superare le maglie della rete. Bill rimane con sei uomini. Fuggono per giorni lungo le valli Arroscia, Lerrone, le alture della Val Meruca e Val Steria. Sono sfiniti, in cinque decidono di nascondersi in piccole grotte, in località Besta, dietro i muri di pietra di un oliveto. Bill e Sandro Badellino invece vogliono continuare la marcia fino al rifugio di S. Anna, nella casa amica dei Tassi.

Un cagnolino che abbaia davanti al muro che nasconde la grotta di Raspen attira l’attenzione dei fascisti. Così viene ucciso un esperto partigiano che in precedenza aveva combattuto nella banda di Felice Cascione, l’autore di “Fischia il vento”. Gli altri quattro partigiani vengono scoperti, torturati, portati a Chiusavecchia e fucilati. Il corpo di Raspen viene trovato dai partigiani semicarbonizzato, era stato bruciato. Ma come morì Raspen? Nel rapporto al Comando prima brigata S. Belgrano del 5 febbraio 1945, il giorno stesso dell’evento, il comandante Bill scrive: “Nostre perdite: un garibaldino bruciato vivo e n. 4 prigionieri portati verso Chiusavecchia”. Nel rapporto del 14 febbraio il comandante Mancen: “Raspen si toglieva da se stesso la vita…gli altri dopo mille vessazioni subite venivano uccisi in prossimità di Chiusavecchia”. In seguito, grazie a diverse testimonianze, si seppe che Raspen si era difeso, aveva sparato ferendo al braccio un fascista, poi contro il rifugio furono lanciate alcune bombe. Rimane il dubbio se siano state queste a ucciderlo o se invece, come sostiene Francesco Biga in “Antologia della Resistenza dianese”, si sia tolto la vita.

Sandro Badellino in “Mia memoria partigiana”, pubblicato nel 1988 quando era segretario dell’ANPI di Imperia, scrive che erano state gettate nel rifugio di Raspen delle bombe a mano e poi i fascisti “non sentendo più alcun rumore, da sopra il rifugio avevano scavato finché non erano riusciti a estrarre il corpo del povero compagno che collocato sopra un mucchio di fascine era stato bruciato”. Sandro aggiunge: “Sovente penso che se il comandante Giuseppe Saguato (Pippo) non mi avesse portato con sé nella casa dei Tassi sarei rimasto nel rifugio dove era Raspen”. Nel suo libro, regalato al “Caro Pippo da Besusta” c’è una dedica in cui lo ringrazia per avergli salvato la vita.

E la versione di Bill? Nonostante la grande amicizia che lo legava a Francesco Biga (storico della Resistenza imperiese), insieme al quale aveva deciso di salire in montagna, non gli concesse mai interviste su questo o altri episodi della Resistenza. Non voleva neppure rispondere a domande precise su quegli eventi. Era fatto così. Era mio padre. Si limitava a dire: “Sono morti combattendo contro il fascismo, dobbiamo solo ricordarli”.

Raspen, Franco Piacentini, anni 21, di Alessandria.

Villa, Antonio Giuffrè, anni 23, di Seminara (RC).

Joe, Giorgio Parmeggiani, anni 19, di Bologna.

Luis, Luigi Vaghi, anni 17, di Andora (SV).

Stendhal, Emilio Zari, anni 21, di Milano.

 

Domenico Saguato, Genovasolidale