Un racconto del partigiano Bill

Un racconto del partigiano Bill
27 Marzo 2020 GENOVASOLIDALE - Web

Un racconto del partigiano Bill.

Mio padre, partigiano Bill, quando ero un ragazzo, mi ha raccontato questa storia che mi stupì moltissimo. Un gruppo di partigiani si era avvicinato alla città di Oneglia (Imperia). Era una bella giornata di sole. Videro un gruppo di militari San Marco, sdraiati sull’erba, che dormivano tranquillamente. Presi di sorpresa, furono catturati e disarmati senza sparare un solo colpo. Non potevano essere rilasciati in quella zona, troppo vicina a presidi di fascisti e nazisti. Obbligarono i soldati a seguirli verso le montagne, con la promessa di liberarli quando fossero stati lontani dai centri abitati. Erano giovani da entrambe le parti. Durante il tragitto parlarono, si scambiarono comuni ricordi di genitori e fidanzate ma si divertirono anche, non senza acrimonia, a sfottersi. “Vi abbiamo sorpreso…siete senza balle…dei rammolliti…”. Risposta: “Se quella testa di c. che doveva vigilare non si fosse addormentato vi avremmo dato una dura lezione!”.

Dopo diverse ore i soldati furono liberati. Si salutarono e ognuno per la sua strada. Passati pochi minuti, i San Marco tornarono indietro. Spiegarono che, dopo essersi consultati, avevano deciso di rimanere con i partigiani. Furono condotti in zone impervie, lontane dai centri e tenuti in quarantena. Poi alcuni vollero andare in prima linea per combattere i nazifascisti e si dimostrarono valorosi combattenti.

Commento di mio padre: “Grazie ad una pennichella dei <bastardi collaboratori dei fascisti> diventarono coraggiosi partigiani comunisti.”

La vicenda mi lasciò perplesso. Poi lo studio storico mi ha fatto capire che gruppi e spesso anche ampi strati delle masse possono cambiare completamente le loro posizioni. I contadini e gli operai, che consideravano lo zar e la zarina come delle santità, diventarono bolscevichi. Ma anche intellettuali e operai che per molto tempo si erano impegnati in battaglie pacifiste si arruolarono come volontari nella Prima guerra mondiale. 

Cesare Musatti in “Chi ha paura del lupo cattivo” racconta alcuni episodi significativi in tal senso. 

Oggi la pandemia porterà anche a mutamenti in campo ideologico e psicologico, saranno diversi in base alle classi sociali, ai mestieri e all’età. Possiamo solo fare delle ipotesi. Certamente una solidarietà viva e concreta può dare fiducia ai molti indifferenti e scoraggiati e può anche far capire a tanti che “prima l’umanità” è meglio che “prima gli italiani”.

Non è un pio desiderio, un’ipotesi ottimistica ma un fenomeno rilevato da tutti coloro che sono impegnati nel lavoro fattivo di volontariato. 

Domenico Saguato, Genovasolidale