Tutti sulla stessa barca?

Tutti sulla stessa barca?
25 Marzo 2020 GENOVASOLIDALE - Web

Viene dato per scontato che la guerra al virus richieda l’union sacrée: “Siamo tutti sulla stessa barca”. Bisogna essere ciechi o in malafede per non vedere che qualcuno naviga su yacht con piscina ed elicottero, moltissimi su imbarcazioni più o meno efficienti ma c’è anche chi viaggia su zattere senza remi e persino senza salvagenti. Non è un’esagerazione massimalista. Pensiamo all’esercito del precariato e del sommerso ma anche ai 2 milioni di badanti e colf. Molti verranno licenziati dalle famiglie che si ritrovano con salari ridotti e con più tempo a disposizione per assistere i familiari in difficoltà. Non a caso Il Sole 24 ore del 24 marzo titola: “Colf e badanti, 4 strade per sospendere il rapporto durante l’emergenza coronavirus”. Il Messaggero.it, sempre del 24 marzo, scrive che si assiste “ad un flusso di cessazione dei contratti”. Contemporaneamente si registra anche un aumento delle assunzioni ma “sono in buona parte regolarizzazioni di rapporti di lavoro già esistenti ma sommersi”.
L’esercito degli irregolari è comunque gigantesco: su oltre 2 milioni di lavoratori domestici, secondo l’INPS solo 865 mila sono in regola. Molti badanti stranieri sono irregolari e, come denuncia Tito Boeri, se hanno sintomi “non hanno sulla carta il diritto di essere assistiti dal Servizio sanitario nazionale e potrebbero essere denunciati ed espulsi, non potendo neanche tornare nel loro Paese” (La Repubblica, 24 marzo 2020).
Tragica la situazione dei badanti che vivono con le persone che assistono, se licenziati si trovano anche senza un tetto.
Per questi lavoratori (per il 90% donne e per 2/3 stranieri) il Governo non ha previsto alcun sostegno. La cassa integrazione in deroga, reintrodotta e rafforzata, a loro non è stata estesa. L’esecutivo, vista la complessità del momento, si è dimenticato di loro. No! Infatti nel decreto del 22 marzo (codice Ateco 97) vengono citati per essere inseriti nelle categorie autorizzate ad operare. Devono continuare a lavorare, è abbastanza facile licenziarli, se stranieri non possono neppure ritornare in patria, non è neanche previsto che debbano essere riforniti di mascherine e guanti. Intanto la Regione Lombardia, su proposta FdI, ha azzerato il fondo immigrati, i cui 300 mila euro vanno al 50% alle imprese.
Nella tempesta del coronavirus questi lavoratori sono su una zattera senza remi e senza salvagente. Eppure senza questi immigrati il nostro sistema sanitario sarebbe andato in crisi ancora prima del virus e oggi sarebbe al completo collasso. Molti nostri cari avrebbero dovuto abbandonare le proprie case, il proprio quartiere. Sappiamo tutti quanta amarezza, a volte persino disperazione, prova chi deve lasciare il proprio mondo di relazioni, ricordi, affetti per spostarsi in centri, case di riposo o altro.
Tutto questo è inumano e anche irrazionale. L’inverno demografico, l’invecchiamento della popolazione, le famiglie con un solo figlio, un sistema sanitario in fibrillazione renderanno sempre più indispensabile il loro impegno. Servono delle garanzie per questi lavoratori, anche per gli irregolari

Domenico Saguato, Genovasolidale