“Senza immigrati a Genova classi vuote e cantieri in crisi”- La Repubblica 10.07.2018

“Senza immigrati a Genova classi vuote e cantieri in crisi”- La Repubblica 10.07.2018
11 Luglio 2018 GENOVASOLIDALE - Web

Pubblichiamo l’articolo uscito ieri (martedì 10 luglio 2018) su La Repubblica:

Erica Manna

Nella Genova meravigliosa che Marco Bucci si è prefissato di ripopolare, la soluzione sarebbe già bell’e pronta, sotto i nostri occhi. Perché se nel 2017 il capoluogo ligure ha toccato il minimo storico con 3.668 neonati – più che dimezzati, rispetto agli oltre diecimila all’anno nati dal ’63 al ’71 -, l’unica carta da giocare per non morire è proprio nelle mani di chi si vorrebbe rispedire a casa propria. “La verità è che servono più immigrati – è l’analisi di Genova Solidale, il comitato nato dopo la rivolta dei residenti di Multedo contro l’arrivo dei richiedenti asilo nel quartiere, che ha riunito diverse anime, dalla Cgil ad Anpi al centro di documentazione Logos e al terzo settore – il movimento naturale della popolazione, determinato dalla differenza fra le nascite e i decessi, l’anno scorso ha registrato a Genova un calo di 4.674 residenti. Il comportamento migratorio è in attivo, di 1.170 persone, eppure nel 2017 rispetto al 2016 la popolazione è diminuita di altre 3.504 unità. Ecco qui, numeri alla mano, la dimostrazione che non c’è alcuna invasione: anzi, senza i migranti si prospetta una catastrofe demografica”.
La città senza stranieri, quella dei “padroni a casa nostra”, non è che la proiezione dei peggiori incubi. Perché , oltre alla questione demografica, Genova è anche la città più vecchia d’Europa. Se per magia i migranti sparissero, da un girono all’altro, nelle case si dovrebbero salutare due collaboratrici domestiche su tre, e la metà di coloro che danno una mano a prendersi cura dei propri familiari. Una riflessione che parte dai dati elaborati da due lavori: quello dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro, che ha fotografato la situazione lavorativa degli immigrati. E uno studio di Bankitalia di qualche mese fa, a firma di Federico Barbiellini Amidei, Matteo Gomellini e Paolo Piselli, nel quale gli economisti hanno indagato quanto, in due secoli di storia d’Italia unita, la demografia abbia contribuito alla crescita del Paese e di come diventerà un fattore negativo nei prossimi anni. I risultati sono inquietanti: ipotizzando uno scenario economico estremo, l’Italia rischierebbe di perdere la metà del Pil – quindi della propria ricchezza nazionale – nel giro di quattro decenni. Genova Solidale, dunque, prende in esame le più preoccupanti ricadute locali di un’ipotesi simile: “Molte scuole, qui, sopravvivono grazie ai ragazzi a cui si nega la cittadinanza – sottolinea Domenico Saguato – nel capoluogo sono più di 6 mila. L’assistenza agli anziani è garantita da lavoratori e lavoratrici stranieri, senza i quali il sistema sanitario potrebbe collassare. E ancora: molte aziende non chiudono o non delocalizzano grazie agli immigrati. Esemplare il caso del cantiere di Sestri Ponente, dove nelle ditte di appalto gran parte dei 2 mila addetti sono stranieri”. Alla logica dell’invasione e dell’emergenza, il comitato contrappone i numeri dello spopolamento: “Dopo la Seconda guerra mondiale i nati vivi, ogni anno, erano intorno agli 8 mila, sopra i 10 mila dal 1963 al 1971. Poi inizia il calo, sotto gli 8 mila a partire dal 1976, poi sotto i 5 mila dal 1980 e infine inferiori ai 4 mila. La popolazione residente dagli 800.532 del 1976 è scesa a 701.032 nel 1990 e a 580.097 l’anno scorso. I nati continuano a calare, i decessi sono sempre intorno agli 8 mila. Nel 2017, contro le 3668 nascite, riscontriamo 8342 decessi. Questi dati dimostrano che a Genova, così come in Italia, servono più immigrati. E ne serviranno sempre di più: infatti le donne che potranno avere figli nel 2020 e negli anni successivi, saranno circa la metà rispetto a quelle che hanno procreato in precedenza”.
L’unica vera invasione, sottolinea Saguato, “è quella di false notizie”. Per questo, l’impegno del comitato, che si riunirà domani alle 17.30 al Teatro Modena, è quello di intensificare la propria attività, a fronte di un “governo della paura”, continua Saguato. Ad oggi, a Genova Solidale hanno aderito 55 enti e associazioni. “Abbiamo lavorato soprattutto per fornire informazioni corrette anche attraverso le testimonianze dirette degli immigrati – spiega Saguato – particolare impegno abbiamo rivolto ai giovani, organizzando 11 iniziative alla Casa dello Studente, una alla Sala Chiamata del Porto e 37 dibattiti nelle scuole genovesi, coinvolgendo quasi 4 mila studenti”. Genova Solidale ha anche avviato un percorso per garantire corsi professionalizzanti per i richiedenti asilo dei Cas, i centri di accoglienza straordinaria. “Non ci fermiamo – promette Saguato – c’è ancora molto lavoro da fare”.