Massimo Bisca – Domenico Saguato

Massimo Bisca – Domenico Saguato
11 Novembre 2020 GENOVASOLIDALE - Web

La peste nera sbarcò nel porto di Messina nell’ottobre del 1347, portata da navi mercantili genovesi provenienti da Caffa, in Crimea.

Nel gennaio del 1348 entrò in Francia, nel 1349 arrivò fino alla Groenlandia, nel 1351 in Russia.

Il contagio comportò la morte di un terzo della popolazione europea: circa 20 milioni di persone. Le grandi città, Parigi, Firenze, Genova e Venezia, avevano una popolazione intorno ai cento mila abitanti (Londra meno di 50 mila): furono le più colpite, la mortalità variò dal 50 per cento all’80 per cento.

Per gli eruditi e i dottori la causa era ricercata negli influssi dei pianeti. Per la grande massa la spiegazione era una sola: l’ira di Dio. Si generò un diffuso senso di colpa, ma, secondo gli osservatori dell’epoca, i peccati di avidità, avarizia, blasfemia e lussuria non diminuirono.

Il timor dei portò i fabbricanti di dadi da gioco a trasformare i loro prodotti in grani del rosario per le preghiere, ma i comportamenti consoni alla religione non migliorarono. Il Boccaccio scrive che la calamità gelò il cuore degli uomini: “L’un fratello l’altro abbandonava, et il zio il nepote, e la sorella il fratello, e spesse volte li padri e le madri i figliuoli…” Guy de Chauliac, medico del Papa: “ I padri non andavano a trovare i propri figli, né i figli il loro padre. La carità era morta”. Ma nella letteratura del Trecento l’esagerazione e il pessimismo erano comuni. In effetti molte associazioni dedite alla cura dei malati continuarono la loro missione pagando un prezzo altissimo. Nei luoghi chiusi, ospedali, monasteri e prigioni, mancando ogni tipo di prevenzione, tutti venivano contagiati e spesso tutti morivano.

Oggi l’argomento più dibattuto dai media è il Covid: le sue conseguenze economiche, sulla salute, sulla scuola, nelle famiglie e nelle relazioni sociali. Quali saranno le conseguenze nelle psicologie sociali? Difficile oggi prevederle. Come sempre non ci sarà un effetto univoco e, come sta già emergendo in questi giorni, le risposte saranno diverse e anche diametralmente opposte. A noi piace sottolineare che a Genova, diverse centinaia di nuovi volontari portano viveri e medicine nelle case, preparano pasti gratuiti, distribuiscono gratuitamente generi alimentari, raccolgono risorse per pagare utenze e/o affitti.

Alcuni come le Pubbliche Assistenze, Sant’Egidio, la Cambusa, SoleLuna hanno intensificato la loro attività, contemporaneamente nuovi centri hanno iniziato, grazie a centinai di volontari, a impegnarsi in questa solidarietà attiva, dalle Sezioni ANPI ai Circoli Operai, dal Teatro dell’Ortica al Circolo ARCI Zenzero, agli studenti di 16cento in Piazza. Solo per citarne alcuni.

Si prospetta un inverno molto difficile per tutti, drammatico per i più deboli. Evidenziamo, incoraggiamo, appoggiamo tutte le iniziative di solidarietà attiva.

 

Massimo Bisca, Presidente Provinciale ANPI

Domenico Saguato, Genovasolidale