L’INCONSCIO E GLI ALGORITMI AL SERVIZIO DELLA PAURA

L’INCONSCIO E GLI ALGORITMI AL SERVIZIO DELLA PAURA
4 Marzo 2020 GENOVASOLIDALE - Web

Le fobie per “l’invasione degli immigrati” e per il coronavirus hanno ampiamente dimostrato come la paura possa incidere sulle percezioni e sulle ideologie di ampi strati sociali. E’ soprattutto la paura del “diverso” che ha permesso a un partito di passare dal 4% dei votanti a quasi il 40%. La psicosi da virus ha spinto a svuotare alcuni supermercati. Ha anche portato alcuni politici-amministratori a scelte improvvisate. Tutto questo non ci stupisce. Soffermiamoci invece su alcune tesi sulla paura che emergono da studi recenti.

Al Darwin Day 2020, al Liceo D’Oria, Silvano Fuso ha spiegato i motivi che spingono a scelte irrazionali e a dar credito alle fake news. Il nostro cervello si è evoluto, in milioni di anni, non per essere razionale ma per farci sopravvivere in un mondo dove una risposta istintiva a un possibile pericolo poteva salvarci la vita, mentre l’uso del raziocinio, richiedendo più tempo, poteva farci diventare il pasto di un predatore.

Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia, e Carlo Umiltà, professore emerito di neuropsicologia, chiamano inconscio cognitivo quegli stati mentali di cui non siamo consci e che determinano molte nostre azioni. Scrivono: “l’inconscio cognitivo è stato costruito per darci sicurezza e soluzioni veloci. Per migliaia di anni ci ha permesso di sopravvivere in ambienti ostili. L’inconscio cognitivo fa le cose di fretta, e questo è un vantaggio. Purtroppo, tutti i vantaggi hanno un prezzo. Se hai fretta la mente tende a giudicare, decidere e scegliere con poca immaginazione e spirito critico”.

Questi processi mentali, se non controllati dal nostro io cosciente, comportano, secondo gli autori, sette trappole, una di queste è la paura che ci porta a dare risposte non razionali. (Molti inconsci per un cervello – Il Mulino 2018)

E le nuove tecnologie? Incidono su questi processi?

Scott Galloway analizza i nostri nuovi quattro padroni: Amazon, Apple, Facebook e Google. Arriva a questa conclusione: “i quattro padroni per diventare tali hanno fatto leva sui nostri istinti non sulla nostra intelligenza” (The Four. I padroni: il DNA segreto di Amazon, Apple, Facebook e Google, Hoepli, Milano 2018).

Michelle Desmuget sostiene che c’è stato Homo habilis, maestro degli utensili, poi l’Ergaster, cacciatore, raccoglitore, conquistatore del fuoco e migrante frenetico, poi il Sapiens, agricoltore, allevatore, inventore della scrittura e dei numeri, e infine Numericus, l’uomo digitale. Desmuget denuncia i pericoli di questo processo che si evincono dal titolo del libro: La fabrique du crétin digital. Les dangers des écrans pour nous enfans (Seuil, Parigi 2019).

Nel suo saggio Andrew Marantz analizza le varie tipologie di persone o gruppi che imperversano su internet. I più significativi sono quelli al servizio di partiti o di aziende commerciali il cui obiettivo è esclusivamente fare soldi. Questi “usano algoritmi per attivare emozioni come la rabbia e la paura che portano a restare connessi e attivi. Così, molti hanno guadagnato con le fake news e molti estremisti isolati sono diventati influenti sul web” (Antisocial, Viking, New York 2019).

Nel dibattito televisivo e nei reality show è noto che la telecamera vuole aggressività, conflitti, drammi.

E’ paradossale. Il matrimonio tra meccanismi mentali ancestrali e le modernissime tecnologie ci può rendere vittime dei nostri istinti. Chi poteva immaginare che internet facesse da cassa di risonanza alle pulsioni dell’uomo primitivo?

L’uomo delle caverne in simbiosi col modernissimo uomo digitale è imprigionato nella caverna di Platone e vede solo in parte la luce dell’intelligenza e delle scelte razionali?

Penso che da questo quadro complessivo,necessariamente schematico, possa emergere una visione unilaterale. Non dimentichiamo che ci sono sempre stati filosofi, scienziati, uomini e donne e persino movimenti sociali che, senza rinunciare ai loro istinti, tra cui la paura, hanno promosso idee, analisi, azioni, guidati da scelte razionali.

Comunque sia, nel calderone di mass media avidi nell’attivare emozioni e di impulsi primordiali sono stati aggiunti molti virus dai mestatori di paura. Ed ecco che il brodo da cui nascono xenofobia, razzismo e odio è servito.

Domenico Saguato – Genovasolidale