Lettera aperta a Pierfranco Pellizzetti

Lettera aperta a Pierfranco Pellizzetti
30 Novembre 2017 Genovasolidale - admin

Genova, 30 novembre 2017

Gentile Pierfranco Pellizzetti,

nel suo Commento “Genova solidale, il vero obiettivo sia sconfiggere la povertà” (“La Repubblica”, 30/11/17), Lei scrive del varo di Genovasolidale, nata con lo scopo dichiarato “di sensibilizzare alla convivenza. Secondo l’impostazione presidiatrice della cultura politica locale, attenta a dichiarare solidarietà e consolidare relazioni più che affrontare e risolvere problemi”. In effetti il nostro primo obiettivo è stato quello di riunire enti e associazioni laiche e religiose favorevoli a promuovere i valori dell’accoglienza, della solidarietà e dell’integrazione. Nella prima assemblea pubblica del 19 ottobre 2017 al Teatro Verdi di Sestri Ponente, erano presenti centinaia di cittadini italiani e di “stranieri residenti”, per usare la terminologia proposta da Donatella Di Cesare, e più di cinquanta associazioni. Tra queste anche il Centro di documentazione “LOGOS” che, vorrei precisare, è un’associazione laica. La Genova solidale si è alzata, si è fatta sentire, si è confrontata e ha cominciato a unirsi dopo un troppo lungo silenzio della società civile di fronte agli eventi di Multedo. Ma Genovasolidale non ha né i mezzi né gli strumenti per affrontare e risolvere i problemi legati all’aumento della povertà, che spettano alle istituzioni politiche. Come Lei documenta, esistono le esperienze a cui ispirarsi per “farsi carico dei bisognosi”, ma proporci un tale obiettivo sarebbe pura demagogia. Nella seconda assemblea di Genovasolidale del 22 novembre abbiamo costituito tre commissioni: luoghi di lavoro, scuole, eventi. Abbiamo chiarito che le commissioni di lavoro non dovevano essere luogo di sfogatoio, di vittimismo, di piagnistei, di elaborazione di nobili progetti per noi impossibili da realizzare, ma di proposte concrete per affrontare un primo gradino: promuovere l’accoglienza e la solidarietà. Abbiamo anche precisato che, per il momento, pur avendo al nostro interno associazioni che ne hanno le competenze, affronteremo il problema più complesso dell’integrazione solo quando saremo saldi e uniti sul primo gradino.

Mi permetta di aggiungere che rilevo non tanto “un’impostazione presidiatrice della cultura politica locale” quanto una prassi politica atta a non presidiare fabbriche, scuole e quartieri contro l’avanzata dei populismi e a proporre ricette semplicistiche per affrontare tematiche complesse che hanno origine nel ciclo politico del declino dei Paesi atlantici e nelle ripercussioni della crisi del 2008. Su “La Repubblica” del 27/11/17 Ilvo Diamanti sostiene che l’incertezza sociale che genera la xenofobia ha dei cicli. In base alle indagini dell’Osservatorio di Pavia per la Fondazione Unipolis, “i cicli della paura mostrano una coincidenza significativa con i cicli politici ed elettorali … Dal 1999 in poi, i picchi dell’insicurezza sul piano sociale e dell’identità coincidono con i periodi che precedono le elezioni nazionali. E, dunque, con le campagne elettorali”. Un’osservazione estremamente interessante che ci conferma che contrastare i mestatori  di paura non è un compito semplice ma vitale per opporsi alla lacerazione del tessuto economico-sociale.

Vorrei sottolineare che, per quanto riguarda il resto del suo articolo, Lei affronta una serie di problematiche certamente condivisibili e La ringrazio per l’attenzione che ha rivolto a Genovasolidale.

Cordiali saluti,

Domenico Saguato