“Il giorno del risveglio” – di Roberto Malini

“Il giorno del risveglio” – di Roberto Malini
31 Ottobre 2017 Genovasolidale - admin

Ricorderemo il 19 ottobre 2017. Lo ricorderemo perché è stato un giorno di risveglio.

L’assemblea per la costituzione del comitato Genovasolidale era stata convocata per le cinque del pomeriggio, ma ho preferito giungere con largo anticipo davanti al Teatro Verdi di Sestri Ponente, per vederli riempire la piazza a poco a poco, gli antirazzisti.

A leggere i giornali o le pagine social, sembrava che non esistessero più, a Genova. Che li avessero sostituiti intolleranti e indifferenti. Ma ecco arrivare i primi dieci e contemporaneamente una notizia da Multedo: dieci ragazzi migranti erano appena entrati all’ex asilo Govone, accompagnati da don Martino e da… una calca di cittadini in preda all’odio, che gridavano, puntavano gli indici con fare minaccioso, insultavano il sacerdote e i richiedenti protezione internazionale.

Avrei voluto sdoppiarmi ed essere contemporaneamente al Teatro Verdi e a fianco dei ragazzi venuti da lontano, nell’ex asilo assediato.

Prima che l’assemblea iniziasse, ho conosciuto numerosi abitanti di Multedo, indignati per gli eccessi di chi intendeva caratterizzare la gente del posto come una comunità non tollerante né civile. Decine di multedesi accoglienti, che fino a quel momento avevano taciuto di fronte all’arroganza e alla violenza della discriminazione, adesso erano lì con noi, per darci forza, per esprimere l’anima civile del loro quartiere.

Genovasolidale – comitato per l’accoglienza promosso da Camera del Lavoro, Anpi e Centro di documentazione “Logos” – è nato anche grazie a loro, che hanno celebrato il risveglio insieme a centinaia di cittadini, fra cui lavoratori, studenti, docenti, intellettuali, attivisti. Che onore e che alto valore simbolico, la figura di Gilberto Salmoni a presiedere ai lavori! Ho iniziato il mio intervento riferendomi proprio a lui, che ha conosciuto l’odio delle folle, la mutevolezza delle leggi e delle autorità, l’affermarsi della follia razzista. E che è riuscito a salvarsi dall’inferno di Buchenwald per testimoniare quei tempi e dire di no ai nuovi fermenti dell’odio.

Genovasolidale vuole avere cuore, cervello e forza“, ha scritto il presidente del comitato Domenico Saguato e questi tre elementi, fondamentali per qualsiasi progetto di civiltà, erano ben presenti in ognuno degli oltre cinquecento presenti. Ivano Bosco, segretario generale della Camera del Lavoro, ha ricordato come la storia di Genova abbia sempre visto i lavoratori in prima linea nelle lotte sociali e contro l’intolleranza e il fascismo.

Ho provato una notevole affinità con l’ex partigiano Giordano Bruschi quando ha sottolineato l’importanza del dialogo: “Andiamo a parlare con gli abitanti di Multedo, torniamo alla rieducazione dei valori dell’antifascismo”.

Conversando con i multedesi presenti all’assemblea abbiamo convenuto su come la parte intollerante della cittadinanza – con gli insulti, i cartelli minatori, i cortei di torce stile Ku Klux Klan – avesse sovrastato fino a quel momento quella accogliente.

Era tempo di cambiare strada ed è stata la prima sfida raccolta da Genovasolidale, forse la più difficile: contrapporre verità e valori civili a propaganda, calunnie e cattiva informazione. Bisognava restare lucidi di fronte alla rabbia della minoranza ostile ai migranti e non abbandonare mai gli strumenti della comunicazione e del dialogo. Oggi la Multedo civile e tollerante è più viva, più forte, più presente di quella intollerante e il progetto di integrazione appare meno difficile, meno tormentato rispetto ai giorni del rancore e del rifiuto.

Il comitato Genovasolidale cresce ogni giorno e prosegue nel suo impegno, non solo perché i cinquanta ragazzi di don Martino siano accolti positivamente, ma anche perché non si ripetano più manifestazioni contro i diritti dei migranti come quelle che si sono svolte a Multedo. Un obiettivo che richiederà un lavoro particolarmente importante sulla cultura civile dei genovesi.

Vengono in mente le parole di Nelon Mandela: “Nessuna persona è nata per odiarne altre a causa del colore della pelle, dell’estrazione sociale o della religione. Le persone odiano perché hanno imparato a odiare e se possono imparare a odiare possono anche imparare ad amare, perché l’amore tocca in modo più naturale il cuore umano del suo contrario”.

Roberto Malini