“I piromani” – di Antonio Gibelli

“I piromani” – di Antonio Gibelli
13 Novembre 2017 Genovasolidale - admin

Genova, 13/11/17

«Dicono che siamo razzisti, i miei nonni vivono qui da sempre – racconta A.S. – hanno più di novant’anni e adesso stanno chiusi in casa: il pensiero di trovarsi il centro degli immigrati davanti alla porta di casa li paralizza». Non sono razzisti. Nessuno di noi lo è e tutti lo siamo almeno un po’. Ma di cosa hanno veramente paura gli abitanti di Multedo? Cosa li spaventa di 50 giovani migranti alla ricerca di una dimora? Perchè non si fidano di un sacerdote che li ha già  accompagnati nel percorso di integrazione e che garantisce per loro, che promette di abitare con loro per un periodo di avvio della nuova esperienza? Si sono chiesti chi sono, da dove vengono? Hanno pensato che  sono loro, ora, ad aver paura, perchè avvrtono l’ostilità  e non ne capiscono le ragioni?

Come si chiama questa paura senza ragione se non pregiudizio? E come si chiama questo pregiudizio verso persone umane che sono fuggite da situazioni di sofferenza e privazione, che trovano aiuto nello Stato italiano e nei sussidi della Comunità  Europea, che incontrano un’organizzazione umanitaria disposta a organizzare la loro accoglienza, nel pieno rispetto delle leggi, con un regolare contratto stipulato dalla massima rappresentante dello Stato sul territorio, la signora Prefetto di Genova? C’entra forse col sesso, con l’età, col colore della pelle, con la religione, con la nazionalità ?  Dipende dal fatto che sono africani? Perchè una coppia di innocui nonni che hanno sempre abitato lì devono sentire come una minaccia alcuni giovani venuti da lontano, che vengono ad abitarci ora, almeno per un po’, dopo aver tanto viaggiato e tanto rischiato per sopravvivere? Come vogliamo chiamare tutto questo?

Ma noi abbiamo già  tanti disagi, tante servitù, tante strutture inquinanti, tanti miasmi, tante polveri tossiche, tanti liquidi infiammabili – dicono. Siamo stati abbandonati, trascurati, penalizzati … D’accordo. Per questo meritano maggiore attenzione e rispetto. Ma i giovani che cercano accoglienza sono forse una minaccia ambientale? Possono esplodere, liberare nubi tossiche, possono straripare, devastare le viti, inaridire i campi? Non è dunque vero quel che dice Monsignor Martino che vengono dal Seminario, che frequentano regolari corsi di italiano, che hanno superato gli screening sanitari, che hanno lavorato a Coronata? Cosa c’entrano coi «miasmi del Porto Petroli e con la pericolosità  di Superba e Carmagnani»? È una voce isolata, uno dei pochi che osano farsi queste domande inopportune. Alcuni media locali tutti zelanti aprono inchieste, mostrano gli scorci dei serbatoi, interrogano gli esperti. Queste facce nere saranno la goccia che fa traboccare il vaso?

L’incendio è scoppiato. Non quello dei serbatoi di combustibile ma quello della protesta e del rifiuto. E ha lambito il sindaco Bucci che ha cercato inutilmente di circoscriverlo. Quando scoppiano incendi, bisogna cercare i piromani. E in questo caso la ricerca è facile, perché  i piromani dell’odio hanno agito sempre alla luce del sole: sono gli sponsor del sindaco. Si chiamano Toti e Salvini. Toti, che ancora prima di insediarsi alla presidenza della nostra Regione nel giugno del 2015, già  dice: noi non accoglieremo altri migranti e penalizzeremo i Comuni che li accolgono. Che solidarizza col sindaco di Alassio, condannato per discriminazione razziale per aver decretato il territorio del comune inaccessibile a migranti privi di uno speciale certificato medico. E che recentemente ha promesso senza scomporsi di accontentare un suo ammiratore che gli chiedeva di rimpatriare le «bestie straniere». E Salvini, che ha dichiarato: «Come Lega siamo pronti a bloccare le Prefetture e a presidiare tutte quelle strutture che a spese degli italiani qualcuno vuole mettere a disposizione di migliaia di immigrati clandestini». E che dal Palco di Pontida ha invitato i suoi seguaci a fare spedizioni punitive, una per ogni regione, contro gli “alberghi di lusso” nei quali sono ospitati i migranti.

Ci pensi il sindaco Bucci. A questo punto il suo dilemma è semplice e non contempla vie di mezzo: deve scegliere non tra la popolazione di Multedo e i profughi da ospitare nell’asilo come vuole la legge, ma tra i proclami xenofobi dei suoi sponsor e il principio dei diritti umani, quelli scritti nel Vangelo e nella nostra Costituzione, quelli che oggi vedono la Chiesa cattolica come principale baluardo di difesa.

Antonio Gibelli

 

Pubblichiamo in ritardo l’articolo inviatoci da Antonio Gibelli, ce ne scusiamo.