I DIRITTI DELL’UOMO E LA NECESSITA’ DI DARE RISPOSTE CHIARE E VELOCI A CHI CHIEDE ASILO

I DIRITTI DELL’UOMO E LA NECESSITA’ DI DARE RISPOSTE CHIARE E VELOCI A CHI CHIEDE ASILO
3 Aprile 2019 GENOVASOLIDALE - Web

Pubblichiamo in forma integrale l’articolo scritto da Alessandra Ballerini uscito su La Repubblica in data 31.03.2019

Capita quasi ogni volta. Quando parli a un qualsiasi pubblico – ma molto meglio se giovane e non ancora irreversibilmente plagiato dalla massiccia disinformazione sul tema nè viziato dall’ottundimento d’odio da tastiera (o da bar) – succede quasi sempre.

Non subito, anzi direi quasi alla fine e comunque sempre a margine della lettura, ad alta voce, dell’articolo 10 terzo comma della Costituzione che prevede che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge” e dell’articolo 3 della Convenzione di europea dei diritti dell’uomo che dispone che nessuno può essere sottoposto a tortura nè a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Qualcuno, ascoltata anche la cifra indecente dei naufraghi morti in mare negli ultimi mesi e le storie strazianti di alcuni scampati ai lager libici e alle onde, si alza e domanda, visibilmente incredulo “perchè non è previsto per legge che le persone che fuggono dal proprio paese e che varcano i confini della fortezza europa, possano farlo su un mezzo diverso da una “carretta del mare”, in sicurezza, senza diventare vittime di tratta e rischiare la vita?”

Aspetti quella domanda per tutta la conferenza e quando arriva è un toccasana: è sintomo che qualcosa ancora in questa nostra umanità confusa si può salvare.

Questa domanda è così preziosa che meriterebbe una risposta lunga, articolata e possibilmente a lieto fine.

Gli racconto allora di una famiglia Siriana, padre madre e tre bambini, che questa domanda dolorosa se la sono posta interrogando anche le più alte corti.

L’intera famiglia aveva presentato presso il consolato belga una domanda di visto umanitario per poter raggiungere in modo legale e sicuro il Belgio e chiedere asilo politico, ricevendo però un secco rifiuto. I genitori avevano fatto ricorso e la questione era finita all’esame Corte europea di Giustizia

Un Giudice italiano, Paolo Mengozzi, era stato incaricato, come avvocato generale, di dare un parere su questa questione fondamentale: chi ha il diritto di asilo, perchè innegabilmente scappa da guerre o persecuzioni, per esercitare quel diritto deve necessariamente subire torture e rischiare la vita o può esserci una via legale di ingresso tramite la concessione, pure prevista dal codice dei visti Schenghen, di un visto umanitario?

Il rifiuto di rilasciare il visto ha infatti la conseguenza diretta di spingere i richiedenti asilo a mettere in pericolo la propria vita per esercitare il diritto alla protezione internazionale e “una simile conseguenza è intollerabile”. La Corte di Giustizia, conclude e auspica Mengozzi, ha l’occasione di onorare i valori sui quali si fonda l’unione europea di rispetto della dignità umana e dei diritti inviolabili “sancendo la via legale di accesso alla protezione internazionale.. non perchè lo detti l’emozione ma perchè il diritto dell’Unione lo impone”.

Alla lettura di queste parole la speranza aleggia nella sala.

Vorrei finirla qua e andarmene. Non dirgli che poi hanno prevalso il cinismo dei governi e le ottuse valutuazioni politiche, e la Corte ha infine deciso di disonorare quei valori invocati dal nostro eroico giudice e di negare le vie legali di ingresso per i richiedenti asilo.

Ma ai giovani non sfugge nulla e te lo chiedono come è finita. E ai giovani si deve la verità.

Ma non reggo ai loro sguardi delusi e allora ripeto come un mantra in cui credo ciecamente che un varco si è comunqe aperto, che quella quarantina di pagine perfettamente scritte da quel Giudice che ama e conosce il diritto, fungeranno da grimaldello per altre cause fino a quando il muro di sprezzante arroganza della fortezza Europa non crollerà addosso a chi lo ha eretto.

Intanto gli instancabili educatori dei nostri centri di accoglienza genovesi si interrogano su come permettere a genitori, fratelli e coniugi rifugiati in Italia di ricongiungersi coi loro familiari senza fare rischiare loro la vita in mare, nell’attesa di trovare una corte che “onori il diritto dell’Unione”.