Buone Feste ricordando il miracolo del Natale 1914

Buone Feste ricordando il miracolo del Natale 1914
23 Dicembre 2019 GENOVASOLIDALE - Web

Il cantante folk Mike Harding ha scritto una canzone dal titolo ‘Christmas 1914’, i cui versi recitano: “I fucili rimasero in silenzio / senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo / e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”. Sembra una fiaba al contempo triste e speranzosa, ma è ciò che avvenne realmente il 25 dicembre del 1914 nei dintorni della cittadina di Ypres, in Belgio, sul fronte occidentale che appena qualche mese prima era stato teatro dell’inizio delle operazioni militari della Prima Guerra Mondiale. La guerra di trincea è stata raccontata da tutti i reduci come un’esperienza atroce, un orrore indicibile fatto di alienazione. Nel dicembre 1914 la speranza della “Guerra lampo” è ormai infranta e, a Ypres come ovunque, si vive la realtà della trincea come condizione permanente. Sul fronte occidentale gli eserciti si trovano impantanati, intenti a portare avanti una guerra di logoramento nella quale i soldati si lanciano ogni giorno contro la linea nemica, saltando fuori da fosse profonde qualche metro per conquistare pochissimo terreno e ritrovarsi immersi nel fango, sotto la gelida pioggia battente, sotto un fitto manto di neve, in mezzo ai cadaveri. Queste condizioni sono comuni a entrambi gli schieramenti: la fame, il freddo e la paura non conoscevano divisa. Non si sa con certezza come sia iniziata, in quella notte di Natale del 1914: i tedeschi abbelliscono le trincee con vischio e festoni, gli inglesi intonano canti natalizi, si accendono delle candele, si risponde con altri canti di festa e le note e le parole diventano un tutt’uno levandosi al cielo, qualcuno applaude. A separare l’esercito tedesco da quello inglese solo una piccola porzione di territorio fra due trincee, la Terra di Nessuno. Nel film ‘Joyeux Noël’ del 2005, viene raccontato un fatto prodigioso: a quel punto un soldato tedesco urla, in un inglese stentato, “Se voi non sparate, noi non spariamo”. Si dice anche che un soldato tedesco abbia esclamato “Kamarades, non vogliamo spararvi” e un inglese abbia risposto “Che cazzo, nemmeno noi”. L’invito, comunque sia arrivato, viene accolto: inizia così ufficialmente la Tregua di Natale. È un ‘cessate il fuoco’ spontaneo, durante il quale i due opposti schieramenti si ritrovano per cantare, fumare, bere, mangiare e festeggiare. Si organizzano addirittura partite di calcio, dopo la creazione di un pallone fatto di stracci cuciti insieme. Ognuno dei due eserciti può seppellire i propri morti e celebrare funzioni funebri a cui tutti partecipano raccolti. Nel Diario di campo del 133° Reggimento sassone si racconta di Tommy, soldato inglese che inizia a tagliare i capelli dei nemici, mentre tutto intorno a lui iniziano scambi di doni come marmellata, sigari e cioccolata. “Non vi fu un solo momento di odio: per un po’ nessuno pensò più alla guerra”, dirà poi il soldato Bruce Bairnsfather. Si scattano foto di gruppo, come quella che si può vedere qui. Quello di Ypres non è stato un caso isolato: lungo tutta la linea del fonte occidentale ci sono state tregue spontanee, durate in alcuni casi fino a Capodanno. Le Terre di Nessuno si sono riempite di grida di gioia, al posto delle urla strazianti della battaglia. Il rombo dei cannoni non poteva sovrastare il sentimento di fratellanza e unione riscoperto in quei momenti. Negli anni successivi le tregue si sono ripetute: inglesi, tedeschi, belgi, prussiani, scozzesi. Perfino sul Carso, dove italiani, austriaci e ungheresi si sono scambiati doni. Gli alti comandi hanno sempre cercato di ostacolare questi momenti di unione e pace, la risposta è sempre stata ferma: riprendere i combattimenti e ricollocare i soldati in altri punti del fronte per impedire la fraternizzazione. Gli Stati Generali non volevano narrare questa realtà, che per molto tempo è rimasta taciuta e nascosta. Eppure è forse la più bella storia di Natale che sia mai stata raccontata.

Nell’unico giorno senza morti, la guerra era (anche solo per un istante) realmente vinta.

Biancamaria Furci