APRITE I PORTI di Massimo Bisca (pubblicato sulla rivista nazionale dell’ANPI)

APRITE I PORTI di Massimo Bisca (pubblicato sulla rivista nazionale dell’ANPI)
26 Giugno 2018 GENOVASOLIDALE - Web

Questo dimostrarsi aridi e insensibili, in sostanza disumani, ci ha colpiti molto. Sì, sono disumani di fronte a un dramma epocale, dopo aver definito “una pacchia” la vita di chi la rischia su un barcone, cotto da un sole cocente, martoriati dalla sete e immagino ammorbati anche dai miasmi degli escrementi di chi su quel barcone è ammassato, avendo la paura costante che un’onda più alta delle altre lo faccia rovesciare.

Penso a quelle madri e a quei padri che, non avendo il denaro per pagare il viaggio a tutta la famiglia, hanno scelto di far partire i loro figli da soli, non sapendo quando e come li avrebbero rivisti o sentiti, perché sono convinto che siano ben coscienti che potrebbero non tornare, finire in una tomba anonima o più semplicemente non saperne più nulla se annegano nel Mediterraneo, ancor peggio se i loro cadaveri sono ributtati in mare perché, come è successo con una nave americana, non ci sono celle frigorifere a bordo.

Tutto questo la dice lunga sulla qualità morale, la visione etica della vita che hanno quegli stessi che si fanno fotografare col rosario o a baciare una reliquia di qualche santo: l’espressione più alta dell’ipocrisia sviluppata all’ennesima potenza. Ciò conferma che avranno pur giurato sulla Costituzione, ma bisognerebbe ci fosse chi ricorda loro l’articolo 54 che recita: “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, i cittadini cui sono affidati funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” e ricordo anche l’articolo 2: “La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
Dal post Fb di Pietro Alfano

L’atteggiamento di certi ministri non si confà a questi articoli e certamente non ne dimostra la “disciplina e l’onore”, né tanto meno il senso di aver giurato sulla Costituzione che li contiene.

La chiusura dei porti proclamata dal ministro Salvini e attuata dal suo collega Toninelli ha dimostrato come il diffondersi dei virus della discriminazione e dell’odio verso chi bollano come diverso, si alimenta ad arte con la guerra del povero contro chi è ancora più povero, in una contrapposizione che si alimenta cavalcandola ogni giorno.

Di fronte a queste scelte irresponsabili, c’è stata una grande risposta della Genova democratica, antifascista e solidale, che rispondeva così:

“Alla follia disumana dei porti chiusi del Governo rispondiamo con Genova città aperta, città di mare, di scambi, di culture differenti che si incontrano, ma soprattutto di umanità. Non basta più indignarsi di fronte alla violenza verbale e politica di questo nuovo Governo che sin dal suo insediamento ha costruito il suo consenso sulla pelle dei più deboli. Oggi serve opporci a questi provvedimenti, alle trattative politiche condotte a discapito di persone che rischiano la vita.
Dal post Fb di Pietro Alfano

Genova è una città aperta, dimostriamolo: chi scappa dalla fame e dalla guerra va accolto, senza se, e senza ma”. Firmato Anpi, Cgil, Arci, Comunità di San Benedetto (quella fondata da Don Andrea Gallo), Genova Solidale e l’esteso mondo dell’associazionismo democratico e solidale, a cui si sono aggiunti forze politiche o movimenti che si rifanno a quei valori.

Ci siamo ritrovati in tanti nel pomeriggio del 12 giugno in piazza De Ferrari, come è accaduto in diverse altre realtà italiane, per manifestare contro le politiche dell’attuale governo italiano in tema di accoglienza e migrazioni.

Giovani e anziani, uomini e donne, tanti ragazzi e ragazze migranti che nei loro interventi hanno raccontato come sono arrivati nella nostra città da paesi tanto lontani.

Assente, come era da immaginarsi, l’amministrazione comunale genovese, che ha tra i suoi azionisti politici di maggioranza gli stessi protagonisti delle scelte scellerate del governo nazionale.

D’altronde non ci si poteva aspettare il contrario da un’amministrazione comunale che pochi mesi fa ha inscenato una gazzarra indegna per l’arrivo di dieci migranti in un asilo nido inutilizzato da anni. L’assessore competente è lo stesso che si era offerto di prendere a calci chi chiede l’elemosina e ha fatto approvare una delibera con cui si stabilisce che chi, indigente, viene colto a mangiare per strada deve pagare 200 euro di multa.
Al Genova Pride del 16 giugno 2018

L’assenza di questa amministrazione comunale, e anche di quella regionale, è stata altresì confermata sull’altro importante tema dei diritti civili con il mancato patrocinio al Pride, dimostrando, una volta di più, come una certa destra sia più impegnata a erigere muri e paure anziché superarle e dare strumenti per un confronto civile e democratico. Ma questa loro scelta è stata un ulteriore incentivo per spingere migliaia di genovesi di ogni età a scendere in piazza, sabato 16 giugno, in un lungo corteo. Sono partiti in cinquemila e sono divenuti ottomila, hanno attraversato la città in un grande momento di impegno, anche festoso.

Da tempo, come Anpi genovese, siamo parte attiva in soggetti come “Genova Solidale”, che si impegnano nei processi di accoglienza e integrazione di profughi e facciamo nostra la battaglia sui diritti civili declinando nella lotta al razzismo, all’omofobia, al sessismo alcune delle nuove forme di fascismo contro cui non bisogna mai abbassare la guardia.

Per queste ragioni la “chiamata” di Anpi, Cgil e altre realtà a una manifestazione unitaria per il 30 giugno, che si rivolge a tutte le anime dell’antifascismo genovese, a ricordo della cacciata nel giugno 1960 dei fascisti del Msi da Genova, dei morti di quei giorni in molte città italiane sotto i colpi della polizia e della successiva caduta del governo Tambroni, avrà una valenza particolare. Sarà una risposta, ancora, alle politiche di destra di questo governo, con tutti gli ammiccamenti ai componenti dell’onda nera che cercano di emergere in diverse realtà italiane.

Massimo Bisca, presidente Comitato provinciale Anpi Genova e componente del Comitato nazionale Anpi