Affidare i migranti al boss dei trafficanti di esseri umani?

Affidare i migranti al boss dei trafficanti di esseri umani?
17 Giugno 2019 GENOVASOLIDALE - Web

«Porti chiusi». A dirlo così sembra una cosa astratta, intangibile. È perfino facile dimenticarsi che si sta parlando di persone alle quali viene preclusa la possibilità di essere accolte, salvate.

E quale storia raccontiamo quando diciamo «porti chiusi»? Una simile a questa:

La nave tedesca “Sea Watch 3”, mercoledì 12 giugno 2019, appena dopo il dissequestro da parte della Procura di Agrigento, salva la vita a 53 migranti fuggiti dalla Libia. Lo fa nella zona Sar libica, a 40 miglia dalla costa. Chiede e ottiene, in conformità al diritto del mare, l’intervento della Guardia Costiera libica, che è però capitanata da “Bija” (boss dei trafficanti di esseri umani, indagato per sospetti crimini contro i diritti umani dalla corte penale dell’Aja e sottoposto al blocco dei beni dall’Onu). Risulta incongruo con la politica della Ong – e inconciliabile con la loro missione – restituire i migranti al loro carnefice. La nave rifiuta e cerca il porto sicuro più vicino, ovvero Lampedusa.

Ma il Ministro dell’Interno Salvini dice che la Libia è un “porto sicuro” e che devono andare lì.

Non importa che la realtà dei lager libici sia sotto gli occhi del mondo, non importa che i sopravvissuti dicano “Piuttosto che tornare in Libia preferirei dare la mia vita ai pesci”, non importano le innumerevoli testimonianze di torture e stupri.

Non importa che condannare un altro essere umano alla tortura sia immorale tanto quanto condannarlo ad annegare nel nostro mare.

di Biancamaria Furci

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